Il 22 e 23 marzo si vota su una riforma Costituzionale sulla magistratura italiana. Se la vostra reazione a questa frase è stata un mezzo sbadiglio, è esattamente per voi che ho scritto questo articolo.

Perché la riforma è importante e — investendo 7 minuti del vostro tempo — la questione sarà meno complicata di quanto pensiate.

La prima cosa da sapere: non c’è quorum

Partiamo dal dettaglio tecnico più rilevante. Questo è un referendum costituzionale confermativo — non uno di quelli dove se non vota abbastanza gente non vale niente. Qui il risultato è valido indipendentemente dall’affluenza. Anche se votasse l’1% degli italiani, vincerebbe chi prende più voti.

Traduzione pratica: restare a casa non è una strategia. È un po’ come fare decidere gli altri per voi.


Di cosa si tratta, in poche parole

In Italia i magistrati sono di due tipologie: i giudici (quelli che decidono) e i PM, pubblici ministeri (quelli che accusano). Possono intraprendere e cambiare ruolo durante la carriera. La riforma impedisce tali cambiamenti potenziali e ridisegna gli organi che li governano.

Sembra una questione tecnica da addetti ai lavori. La realtà è che influisce sull’equilibrio tra chi fa le leggi, chi le applica e chi indaga sui politici. Temi storicamente piuttosto dibattuti.


Ma quanti magistrati cambiano davvero ruolo?

Ecco la chicca che manca quasi sempre al dibattito pubblico. In Italia ci sono circa 8.000-9.000 magistrati in servizio. Quanti cambiano funzione da PM a giudice o viceversa ogni anno? Una media di 20-40 casi. Stiamo parlando dello 0,38% del totale.

Nel 2023, su 8.851 magistrati in servizio, i cambi di funzione sono stati 34 in tutto l’anno. Non è un esercito di toghe che saltella da una parte all’altra.

Inoltre, dal 2006 in poi le regole si sono fatte via via più stringenti:

Quindi? Quindi la separazione delle carriere esiste già, de facto, da quasi vent’anni. La riforma la rende definitiva e costituzionale. Se questo sia una necessità o una soluzione in cerca di problema — dipende da chi chiedete.


I quattro punti chiave

1. Separazione delle carriere. Giudici e PM farebbero concorsi separati dall’inizio e non potrebbero mai cambiare ruolo. Chi sostiene il Sì dice che un giudice che potrebbe diventare PM domani non è davvero imparziale oggi. Chi sostiene il No dice che, dati alla mano, il problema è già quasi risolto — e che la vera questione è altra e più ideologica.

2. Due CSM invece di uno. Il CSM — Consiglio Superiore della Magistratura — è l’organo che gestisce le carriere dei magistrati: scatti, trasferimenti, sanzioni. È presieduto dal Presidente della Repubblica e composto da una quota di magistrati eletti dai colleghi e una quota di laici nominati dal Parlamento. Oggi ce n’è uno solo. Con la riforma diventano due: uno per i giudici, uno per i PM. Più separazione, ma anche più equilibri da ridisegnare.

3. Il sorteggio. Questa è la parte più ludica — e più oggetto di discussione. Attualmente i componenti togati del CSM vengono eletti dai magistrati stessi, un sistema che ha prodotto il celebre sistema delle “correnti” interne, reso famoso dallo scandalo Palamara nel 2019 — quando emerse che Luca Palamara, ex presidente dell’ANM e membro del CSM, aveva orchestrato nomine e carriere attraverso una rete di incontri riservati con politici e colleghi. Fu radiato dalla magistratura e scrisse poi un libro dove raccontò tutto — un po’ come rubare in un negozio e poi fare il podcast su come ci si sente.

La riforma propone di sostituire le elezioni con un sorteggio. Una lotteria, letteralmente. Chi è favorevole afferma che eliminerà il correntismo alla radice. Chi è contrario nota che nessun paese democratico usa il sorteggio per organi di tale importanza.

Vale però la pena notare una piccola ironia: i sostenitori del Sì citano la Grecia come l’unico paese europeo — insieme all’Italia — senza separazione delle carriere, quasi fosse uno stigma. Eppure il sorteggio per il CSM in Europa esiste solo in Grecia. Stesso paese: esempio negativo quando fa comodo, esempio positivo quando fa comodo. Il dibattito italiano nella sua forma più pura.

4. L’Alta Corte Disciplinare. Ad oggi chi sanziona i magistrati che violano i propri principi o doveri professionali è il CSM stesso. La riforma crea un organo terzo, l’Alta Corte Disciplinare, con composizione mista tra magistrati e laici. I dettagli tecnici fanno discutere i giuristi — il che è già una notizia di per sé, visto che i giuristi discutono su tutto.


Perché se ne parla così tanto

Da diversi decenni in Italia il rapporto tra magistratura e politica è qualcosa di simile a una serie tv Netflix — con Tangentopoli, Berlusconi e una serie infinita di episodi in cui i vari poteri si sono scontrati, allineati e nuovamente allontanati.

In questo contesto, qualsiasi riforma che coinvolga la magistratura diventa terreno fertile per battaglie ideologiche. Il che rende difficile capire dove finiscono le ragioni tecniche e dove iniziano quelle partitiche. La mia domanda, che è anche una provocazione, è perchè proprio ora. Perchè non prima?


Le posizioni in campo — chi è schierato

: centrodestra di governo, più Azione di Calenda (opposizione). Argomento principale: più indipendenza del giudice dall’accusa, meno correntismo.

No: PD, M5S, AVS, magistrati, sindacati, associazioni varie. Argomento principale: si indebolisce l’indipendenza della magistratura dalla politica — e si riforma un problema che, dati alla mano, è già quasi risolto.

Italia Viva ha lasciato libertà di voto. Il che, nel panorama politico italiano, equivale quasi a un’astensione elegante.


La domanda che vi lascio

Separare ulteriormente chi accusa da chi giudica — con organi distinti e selezione per sorteggio — produce un sistema più equo o più legato all’esecutivo in carica e quindi meno indipendente? Ha senso una riforma costituzionale per un fenomeno che riguarda già meno dello 0,5% dei magistrati?

Lascio a voi le risposte. Ma almeno ora sapete di cosa state discutendo quando qualcuno ve ne parla a cena.

I seggi sono aperti domenica 22 marzo (7-23) e lunedì 23 marzo (7-15). Buon voto.


Questo articolo è pubblicato a scopo puramente informativo e non esprime indicazioni di voto. Le fonti includono il testo della legge costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, i dati CSM sui passaggi di funzione.